Norman Rockwell: il cronista romantico con la matita

Pittura Norman Rockwell
Pittura Norman Rockwell

Fra le trecento e più copertine che Norman Rockwell realizzò per «The Saturday Evening Post» nell’arco di mezzo secolo ve n’è una, datata 1962, che mostra un elegante signore immerso nella contemplazione di un’opera di Pollock eseguita con l’ormai mitica tecnica del dripping. La chioma rada e incanutita dell’uomo, l’abito grigio, il cappello e l’ombrello tenuti nelle mani guantate fanno pensare a una persona matura e forse non del tutto in sintonia con le nuove conquiste dell’arte moderna. Tutto indurrebbe a concludere che l’uomo in questione sia perplesso, se non addirittura disgustato.

Norman Rockwell
Norman Rockwell foto roma

È però una conclusione sulla quale possiamo solo speculare, perché Rockwell ritrae il contemplatore di spalle, nascondendoci il volto. È un espediente al quale l’illustratore più amato d’America ricorreva spesso e per una ragione molto precisa. Da una simile prospettiva, l’identificazione è immediata. Anche con un’occhiata rapida e distratta, il nostro sguardo è calamitato al centro dell’immagine. Pochi secondi ed eccoci calati nei panni dell’attempato signore, al cospetto del dipinto di Pollock.

Norman-Rockwell-Ritratto-di-John-F.-Kennedy
Norman-Rockwell-Ritratto-di-John-F.-Kennedy

Può darsi che i tempi di Rockwell non fossero frenetici quanto lo sono i nostri, ma anche all’epoca il destino di un acquisto era appeso a un attimo fuggente. Si calcolava che una copertina disponesse di tre secondi al massimo per attrarre l’attenzione del lettore in edicola. Gli illustratori lo sapevano bene e Rockwell lo sapeva meglio di tutti. Il dono di arrivare dritto al bersaglio, di condensare un’intera storia in un’immagine rapinosa, risalta con forza ancora oggi riguardando l’opera dell’artista che meglio di chiunque ha raffigurato i sentimenti nei quali gli americani si riconoscono anche nei momenti più duri. Anzi soprattutto nei momenti più duri. Non per nulla fu proprio durante la Grande Depressione che Norman Rockwell divenne una sorta di istituzione nazionale.

Norman Rockwell the watchmaker of switzerland
Norman Rockwell the watchmaker of switzerland

In quegli anni difficili e bui, le sue copertine mostrarono un Paese che non smarriva lo spirito, la convinzione incrollabile che domani è un altro giorno, un giorno migliore. Quando poi giunse la guerra, Rockwell tradusse in immagini lo storico discorso delle Quattro Libertà col quale Roosevelt ricordò al Paese che esistono diritti universali per cui è giusto e doveroso combattere. Illustrazioni di grande impatto, tanto che vennero scelte come il piatto forte di una mostra itinerante organizzata dal «Post» e dal Dipartimento del Tesoro per indurre gli americani ad acquistare le obbligazioni di guerra. Le immagini avevano per protagonisti gente comune, còlta in gesti comuni. Un uomo che prende parola nell’assemblea di una piccola città. Un bambino che dorme nel suo letto accudito dai genitori. Persone diverse unite nella preghiera. Una famiglia radunata a tavola nel giorno del Ringraziamento. Chi mai avrebbe potuto non riconoscersi? Era ciò che Rockwell si prefiggeva: «Ho ritratto l’America che conosco, osservando coloro che potevano passare inosservati».

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Norman Rockwell – marble champion 1939

Certo, a dispetto del realismo esteriore, molte sue scene appaiono insopportabilmente mielose, false come le fiabe, l’esatto contrario di quel che si chiede a un realismo autentico: la cruda verità delle cose, la bruttezza del mondo. Vi è qualcosa di paradossale in questa ricerca indefessa della verosimiglianza assoluta. Negli anni Cinquanta Rockwell raggiunse una tale perizia tecnica da rendere le sue illustrazioni indistinguibili da una foto. Del resto, faceva ampio ricorso alla fotografia. Se ne serviva per immobilizzare nella giusta posa i suoi modelli: parenti, amici, vicini di casa. Eppure, malgrado si sentisse in perenne competizione con la definizione lenticolare degli obiettivi fotografici, non rinunciò mai al bello ideale, nemico giurato di ogni realismo degno di questo nome. Era un realismo romantico, il suo.

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Norman Rockwell – Ddipinto

Un realismo popolare, fanciullesco, quasi da cartone animato. Non poco significativa in questo senso è la dedica che accompagna il dipinto Ragazza che legge il Post: «A Walt Disney, uno degli artisti davvero grandi, da un ammiratore». Che tra i due vi fosse una speciale affinità lo conferma un articolo comparso su «Time» nel 1978, all’indomani della scomparsa del pittore: «Rockwell aveva in comune con Walt Disney la straordinaria particolarità di essere uno dei due artisti noti praticamente a chiunque negli Stati Uniti, ricchi e poveri, bianchi e neri, frequentatori di musei o no, incolti e laureati».

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Norman Rockwell the art of Norman Rockwell

E se Rockwell e Disney divennero le pietre di volta del canone popolare americano non fu tanto per la loro visione edulcorata del mondo, quanto per la capacità di dare sostanza a qualcosa di ben più aleatorio e sfuggente di qualunque realtà. Ciò vale soprattutto per Rockwell. Il senso delle sue copertine non era affatto quello di rappresentare la vita per come davvero è, bensì quello di raccontare lo spirito con cui gli americani volevano affrontarla. È molto probabile che in tanti, tra poveri e neri, non riuscissero a guardare le cose con lo stesso ottimismo che addolciva i personaggi di Rockwell. Ma è ancora più probabile che nessuno, inclusi poveri e neri, volesse rinunciare alla felicità che, almeno sulla carta, tutti avevano diritto di sognare e inseguire. Forse, anziché parlare di realismo, sarebbe dunque più corretto rispolverare il concetto di imitazione della natura, ancora in voga tra i pittori del Seicento. Rockwell è infatti più interessato a imitare la verosimiglianza fotografica che non la realtà per come davvero si presenta. Dalla pittura olandese dei tempi andati — in particolare da Vermeer — ha mutuato un’idea di luce tenue e diffusa, e questa assenza pressoché totale di ombre fa il paio con l’attenuazione di contrasti di qualunque tipo. Le espressioni dei volti sono perlopiù bonarie, mai malevole o irridenti.

Norman-Rocwell-the-gossips
Norman-Rocwell-the-gossips

Nulla sarebbe pertanto più errato di leggere la copertina di Pollock come un dileggio dell’arte moderna. Il volto dell’uomo ci viene nascosto proprio per questo, per lasciare a noi il giudizio. E tale è la brillantezza del colore sgocciolato sulla tela, tale il modo di rendere gioioso perfino il dripping di Pollock che il nostro giudizio non può che essere benevolo. Rockwell sapeva inoltre che l’illustrazione era ben lungi dall’essere la più alta fra le forme d’arte.

In un autoritratto del 1960, in cima all’asta del cavalletto, collocò un elmo. Lo aveva comprato a Parigi pensando fosse un antico cimelio. Quando scoprì che era soltanto l’elmo di un pompiere, decise di farne un monito per se stesso. Lo chiamò «elmo dell’umiltà», sebbene al fondo di tanta arte americana, a cominciare da quella Pop, c’è proprio l’ottimismo indomito e fanciullesco, lo spirito di una nazione che ha avuto in Rockwell l’interprete più amato, per non dire il migliore.

Articolo di Tommaso Pincio, fonte Corriere della Sera

Biografia Norman Rockwell

Norman Rockwell foto
Norman Rockwell

Nato il 3 febbraio 1894 a New York e secondo figlio di un imprenditore tessile, il giovane Norman Percevel Rockwell dimostra fin da subito una forte predisposizione per l’arte ed in particolare per la pittura.

Dopo gli studi primari, Norman Rockwell inizia a studiare arte al The New York School of Art, senza concludere i corsi perchè, appena due anni dopo, si iscrive National Academy of Design per passare poi alla Art Students League dove ha come insegnanti Thomas Fogarty e George Bridgman.

Ancora prima dei 16 anni viene incaricato del suo primo lavoro: la creazione di quattro diversi temi natalizi per cartoline d’auguri.

A 19 anni è già direttore artistico delle riviste Boys ‘Life, I Boy Scouts of America (BSA).

Per il giovane Norman Rockwell la pubblicazione nel Settembre del 1913 delle sue prime copertine di Scout e di Boys ‘Life, sono una grande promozione.

Norman Rockwell durante la Prima Guerra Mondiale

Norman-Rockwell-Fathers
Norman-Rockwell-Fathers

Con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale Norman cerca di arruolarsi in Marina, ma viene respinto perché è 4 kg sotto peso (era alto 1,83 m e pesava 64 kg).

Trascorsa un’intera nottata ingurgitando banane, ciambelle e bevande di ogni tipo, raggiunge il peso necessario per essere arruolato il giorno seguente. Nonostante questi sforzi gli affidano il compito di Artista Militare e, durante la sua esperienza bellica, non parteciperà a nessun combattimento.

L’amicizia di Norman Rockwell e Clyde Forythe

Dipinto di Norman Rockwell
Norman Rockwell -Dipinto

Nel 1915 Norman Rockwell si trasferisce a New Rochelle (NY) dove divide lo studio con il vignettista Clyde Forsythe che lavorava al The Saturday Evening Post, e collabora con alcune riviste: Life, Literary Digest e Country Gentleman.

Attraverso questa amicizia, il pittore propone al Post un dipinto per una copertina che viene pubblicata nel maggio del 1916 seguita da altre otto copertine nello stesso anno.

Questa collaborazione si rivelerà poi particolarmente fortunata visto che l’illustratore pubblicò su questa rivista un totale di ben 321 copertine originali nell’arco di 47 anni.

La Maggior Produzione Artisctica di Norman Rockwell

Gli anni Trenta e Quaranta sono gli anni di maggior produzione artistica nella carriera di Rockwell.

Nel 1930, dopo aver divorziato da Irene O’Connor sposata nel 1916, sposa Mary Barstow, una maestra di scuola, dalla quale avrà tre figli, Jarvis, Thomas e Peter.

Nel 1939 si trasferirono tutti a Arlington nel Vermont e l’opera dell’artista comincia a riflettere la vita della piccola provincia americana ed i problemi familiari.

Ad Arlington, nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, Rockwell, si ispira al celebre discorso sulle quattro libertà fondamentali: libertà dal chiedere, libertà dalla paura, libertà di parola e libertà di culto, tenuto al Congresso dal Presidente Franklin D. Roosevelt, per dipingere la serie di quadri denominata appunto The Four Freedoms (Le quattro libertà).

Pittura di Norman Rockwell
Norman Rockwell – The Saturday Evening Post

Questo gruppo di opere fu pubblicato nel 1943 sul The Saturday Evening Post e in seguito vennero esposte, dal Dipartimento del Tesoro, in 16 città americane, per promuovere la raccolta di fondi per la guerra; lo stesso anno un incendio nello studio dell’artista, distrugge numerose tele originali, nonché la sua collezione di costumi e materiali di scena di grande interesse storico.

Nel 1953 la famiglia Rockwell si trasferisce nella città di Stockbridge nel Massachusetts, dove muore la moglie e dove Norman Rockwell scrive, con l’aiuto del figlio Thomas, la sua autobiografia, My Adventures as an Illustrator (La mia avventura come illustratore), che venne pubblicata nel 1960.

Il pittore era tanto famoso che gli editori vollero pubblicare estratti della autobiografia, che nel frattempo era diventata un best-seller, in otto numeri consecutivi di The Saturday Evening Post, con il famoso Triple Self-Portrait sulla copertina del primo.

Anche gli anni Sessanta portano al pittore grandi novità: sposa Molly Punderson, un insegnante in pensione (1961), conclude la collaborazione con The Saturday Evening Poste (1963) ed intraprende una nuova esperienza lavorativa con la rivista Look.

Nell’arco dei 10 anni per cui lavorò per Look, l’illustratore diede vita a immagini che raffiguravano vivamente i suoi profondi interessi sociali, come i diritti civili, la lotta alla povertà e la conquista dello spazio.
Opera di Norman Rockwell
Nel 1973, Rockwell quasi ottantenne, si attiva per creare una Organizzazione che protegga la sua eredità artistica, il risultato di questo ultimo sforzo è il Museo ora noto come Norman Rockwell Museum a Stockbridge.

La Medaglia Presidenziale della Libertà a Rockwell

Nel 1977, l’artista riceve la Medaglia Presidenziale della Libertà, più alto l’onore della nazione Americana e muore l’8 novembre 1978 a causa di un enfisema polmonare.

Nel 2000, il New York Times ha dichiarato che Rockwell era “il più grande artista del secolo scorso” e la rivista d’arte, Apollo, ha usato una sua immagine per la copertina di fine millennio.

Una grande retrospettiva delle opere di Norman Rockwell intitolata “per il popolo americano” ha viaggiato per due anni attraverso gli Stati Uniti fino al Guggenheim Museum di New York.

Mostra Nornan Rockwell

01.12.2016 – In Italia c’è stata una unica mostra dedicata a Norman Rockwell.

Norman-Rocwell-the-gossips
Norman-Rocwell-the-gossips

La mostra American Chronicles: the Art of Norman Rockwell presentata a Roma dall’11 novembre 2014 all’8 febbraio 2015 e organizzata da La Fondazione Roma Museo – Palazzo Sciarra. La mostra , curata da Stephanie Plunkett (Chief Curator del Norman Rockwell Museum) e Danilo Eccher (Direttore della GAM di Torino), è stata promossa dalla Fondazione Roma, organizzata dal Norman Rockwell Museum di Stockbridge, Massachusetts, e dalla Fondazione Roma-Arte-Musei, in collaborazione con La Fondazione NY e la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della Città di Roma. Una retrospettiva sul percorso creativo di Norman Rockwell (1894-1978), artista statunitense che con il suo talento ha illustrato la storia di un’America da lui stesso sognata.

Norman-Rockwell-Fathers
Norman-Rockwell- Fathers

La mostra, per la prima volta in Italia, ha ripercorso la produzione di uno dei più acuti osservatori e narratori della società statunitense, che gli è valsa l’appellativo di “Artista della gente“.

Le sue illustrazioni, minuziose e lievi, dirette al cuore più che alla mente, hanno descritto per più di cinquant’anni (dagli anni Dieci agli anni Settanta), sogni, speranze ed ideali, riflettendo e allo stesso tempo influenzando comportamenti e pensieri degli americani del XX secolo.

Nelle sue tavole emergono personaggi positivi, rassicuranti, fiduciosi, familiari e proprio perché tali, coinvolgenti. L’osservazione della realtà in Rockwell si fa pittura e al contempo storia; la storia di un mito, quello americano, che va ben oltre il confine degli Stati Uniti. L’artista alterna la spensieratezza delle origini, racchiusa nell’espressione di un fanciullo che fugge per una marachella – ad esempio No swimming del 1921 – alla bambina afroamericana che, per avvalersi del suo diritto all’istruzione, viene scortata a scuola: The Problem We All Live With del 1964, opera emblematica che riflette il dramma dell’apartheid.

Norman Rockwell: biografia del Pittore Statunitense

Nato a New York nel 1894, Norman Rockwell studia Arte presso la National Academy School di New York e Illustrazione alla Art Students League.

Norman Rockwell foto
Norman Rockwell

Inizia a lavorare da giovanissimo come disegnatore ed il suo talento precoce lo porta subito al successo: a soli diciotto anni diventa illustratore e poi art editor di Boys’ Life, nel 1916 firma la sua prima copertina per il Saturday Evening Post, con cui instaura un vero e proprio sodalizio che lo porterà a creare 323 copertine per il magazine.
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Nel 1963  lascia la famosa rivista per l’altrettanto prestigiosa Look, per la quale documenta, allontanandosi dalle nostalgiche scene di genere, i temi più caldi e circolari dell’epoca: diritti civili, discriminazione raziale, lotta alla povertà, la guerra del Vietnam.

Nel 1969 presta alcune opere alla Old Corner House, dimora storica gestita dalla Stockbridge Historical Society; l’edificio, grazie alla donazione da parte dell’artista della sua collezione d’arte avvenuta nel 1973, diverrà la pima sede del Norman Rockwell Museum.

Onoreficienzava Norman Rockwell

Norman-Rockwell-Fathers
Norman-Rockwell- Fathers

Nel 1977, anno prima della sua morte, l’artista riceve la Presidential Medal, la più alta onorificenza civile della nazione.

La medaglia presidenziale della libertà (Presidential Medal of Freedom) è una decorazione conferita dal presidente degli Stati Uniti ed è, assieme alla medaglia d’oro del Congresso concessa con un atto del Congresso, la massima decorazione degli Stati Uniti.

Viene conferita a coloro che hanno dato: “un contributo meritorio speciale per la sicurezza o per gli interessi nazionali degli Stati Uniti, per la pace nel mondo, per la cultura o per altra significativa iniziativa pubblica o privata“. Anche se si tratta di un’onorificenza civile, la medaglia può essere assegnata a personale militare e indossata sull’uniforme.